Cos’è il Momentum?

La volatilità sui mercati finanziari può essere calcolata attraverso diversi indicatori, come l’indice VIX che è il più attendibile, ma tutti gli indici si basano sulla variazione di prezzo osservata in un arco temporale definito e per capire l’ “intensità” della variazione di prezzo si fa sempre riferimento al cosiddetto momentum, vale a dire la velocità con cui il prezzo di mercato varia.  In realtà il momentum è il cardine di tutti i principali indicatori quantitativi di analisi tecnica, concentrandosi esclusivamente sul prezzo. Nonostante i singoli strumenti di analisi si diversificano in base ai mercati in osservazione, il punto di partenza resta sempre il prezzo e il momentum, la velocità di variazione del prezzo di mercato.

Gli indicatori del momentum

L’indicatore classico del momentum si basa sul calcolo della differenza tra l’ultimo prezzo disponibile e il prezzo risalente a un periodo precedente che si è scelto di prendere in considerazione. Per poter confrontare l’affidabilità del momentum con altri indicatori occorre calcolare il momentum sulla media mobile delle variazioni di prezzo.

Il momentumQuando si osserva un grafico di un indicatore generico che evidenzia una differenza tra due prezzi si nota che assume valori negativi nei momenti in cui il mercato cede con molta rapidità, indicando il quel momento la massima differenza di prezzo tra un presente e un passato; allo stesso modo in senso opposto la differenza è massima quando il prezzo risale in modo altrettanto veloce. La differenza di prezzo o ampiezza del valore assoluto dell’indicatore rappresenta proprio il momentum o movimento di mercato. L’espressione «il mercato si muove» nel bene o nel male coincide con i periodi in cui il momentum è elevato, rivelandosi di fatto un indicatore sinonimo di volatilità, variabilità di prezzo indipendentemente dal fatto che sia calcolato su un periodo o su una media di periodi.

Tuttavia, per misurare il rischio è meglio considerare l’indice d volatilità storica, ma in termini di indicatore di volatilità assoluta (variabilità del prezzo unita al suo andamento) è più affidabile il momentum.

Se si mette a confronto il momentum (la differenza di prezzo prima e dopo) con gli altri indicatori di analisi tecnica, si nota che il risultato non cambia e non inficia sulle scelte strategiche.

Ad esempio, l’indicatore MACD viene calcolato come differenza tra una media mobile esponenziale a 12 giorni e una a 26 giorni: se la differenza tra le due medie è positiva significa che il prezzo è in salita, viceversa il prezzo è in ribasso. A questo indicatore si associa la media mobile a 9 periodi per individuare il punto di incrocio tra le linee che indicano il cambiamento di tendenza del prezzo, quindi il momentum, quando la perdita di velocità del prezzo precede il movimento in direzione opposta. In ultima analisi, il MACD non fa altro che misurare in modo diverso il momentum.

Allo stesso modo, anche l’indicatore stocastico nasce per indicare situazioni estreme di prezzo (ipervenduto e ipercomprato), basandosi sempre sulla logica di individuazione del momento di variazione del prezzo. E anche l’RSI – l’indicatore di forza relativa ideato da Welles Wilder – viene calcolato come rapporto tra la media delle chiusure al rialzo nelle ultime 40 sedute e la media delle chiusure al ribasso entro lo stesso arco temporale delle 40 sedute.

In fin dei conti, lo scopo di tutti gli indicatori di analisi tecnica è quello di individuare il momentum del prezzo, cioè quando varia la tendenza; quindi il trader non dovrebbe concentrarsi troppo sulla ricerca dell’indicatore migliore da utilizzare quanto piuttosto capire le reali dinamiche dei mercati, scegliere il periodo di calcolo più adeguato alla propria strategia e seguire di conseguenza i grafici di quegli indicatori che ritiene più idonei, semplici da capire o confacenti al proprio grado di preparazione.

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